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Sindrome Faccette Articolari

 
E’ una sindrome algica cronica caratterizzata da dolore tessutale profondo, dovuto alla patologia degenerativa delle articolazioni interapofisiarie posteriori (osteofitosi, degenerazione cartilaginea e conseguente deformazione delle superfici articolari) come tipicamente avviene nelle forme artrosiche.
 
Come si manifesta?
Generalmente è presente un dolore sordo, profondo, spesso descritto come un peso, ad andamento continuo e localizzato in sede lombare (mal di schiena o low back pain), sopra le articolazioni zigoapofisarie, con possibili irradiazioni alla cresta iliaca, all’inguine, alla parte prossimale della coscia e alla natica.
Il dolore si presenta con esacerbazioni provocate dai movimenti di estensione e di inclinazione del tronco verso il lato affetto, dall’ortostatismo e dalla prolungata posizione seduta; viene generalmente alleviato dalla flessione del rachide.
L’esame obiettivo è caratterizzato da rigidità del tronco, iperalgesia alla digitopressione della zona paravertebrale (sopra le faccette articolari) e, soprattutto, dall’assenza di segni neurologici.
 
Come si diagnostica?
Una accurata anamnesi, supportata da un esame obiettivo e corredata da una valutazione radiologica, è sufficiente a porre un serio sospetto diagnostico.
La visualizzazione di un processo degenerativo della rima articolare e l’ipertrofia delle faccette articolari alla Tc o alla RM convalidano la diagnosi clinica.
 
Come si cura?
Come tutti i dolori cronici relativi all’apparato scheletrico, anche la sindrome delle faccette articolari beneficia della terapia fisica e della ginnastica riabilitativa, che è l’unica ad essere incisiva, a lungo termine, sui problemi di postura.
In situazioni refrattarie alla terapia fisica, o per sbloccare una fase critica è necessario, in alcuni casi, ricorrere alla Neuromodulazione con Radiofrequenza Pulsata delle faccette articolari.
 
Tecnica di esecuzione
La Neuromodulazione con Radiofrequenza Pulsata (PRF) nelle patologie dolorose croniche del rachide è una procedura percutanea eseguibile in regime di day surgery.
Utilizza un semplice ago al cui interno viene introdotto un elettrodo collegato a un generatore a radiofrequenza.
Il Paziente necessita di anestesia locale senza necessità di assistenza anestesiologica.
Il posizionamento dell’ago avviene sotto guida radiologica.
 
Il meccanismo di azione della PRF è quello di determinare un blocco antalgico della branca mediale (sensitiva) del ramo posteriore del nervo spinale a livello del massiccio articolare posteriore, tale azione è reversibile e la procedura può essere ripetuta.
Il rischio di complicazioni è praticamente assente. Fornisce un risultato ottimale a lungo termine (in media un anno) con una percentuale di successo del 60-70 %.
 
Per eseguire la PRF il Paziente deve inizialmente essere sottoposto a blocco anestetico diagnostico delle faccette articolari. In Radioscopia si esegue la centratura delle faccette articolari. Confermato il posizionamento della punta dell’ago nella rima articolare mediante l’iniezione di mezzo di contrasto (artrografia) si iniettano pochi cc. di anestetico locale che producono un immediato sollievo nel Paziente con miglioramento della motilità.
La positività al blocco anestetico diagnostico fa optare per l’intervento di PRF.
 

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