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Tendinopatie

 
Il tendine è l’elemento di comunicazione tra il muscolo e l’osso ed ha il compito di trasmettere e graduare le sollecitazioni che le varie attività muscolari esercitano sulla struttura ossea.
Dal punto di vista anatomico i tendini si presentano con forme diverse, infatti possono essere brevi, lunghi, nastriformi, cilindrici, piatti, ecc. La giunzione miotendinea e l’inserzione osteotendinea costituiscono le zone più delicate e a maggior rischio traumatico.
Il tendine è una struttura che si suddivide in fascicoli primari, secondari e terziari; è ricco di fibrille collagene, connettivo lasso, elastina e cellule denominate tenociti.
E’ rivestito da differenti foglietti o membrane di rivestimento (epitenonio, peritenonio, ecc.). La disposizione ondulata delle fibre, che si osserva al microscopio elettronico, consente la deformabilità elastica, caratteristica tipica del tessuto tendineo.
Il tendine è una struttura poco vascolarizzata, infatti il maggior contributo all’irrorazione avviene dal muscolo (giunzione miotendinea) e dall’osso (inserzione osteotendinea), ciò permette un buon adattamento agli stress ischemici e alle sollecitazioni funzionali tipiche di molte attività motorie, ma non garantisce un adeguato turnover metabolico e soprattutto riduce le possibilità riparative in caso di lesioni. Il tendine è provvisto di meccanocettori che hanno la capacità di fornire al sistema nervoso centrale informazioni sulle variazioni di tensione.
 
Studi biomeccanici hanno consentito di determinare che un tendine può sopportare sollecitazioni di carico tra i 50 e 100 Newton per mm2 e una tensione senza deformazioni strutturali fino al 4% della sua lunghezza: tradotto in pratica sportiva significa sollecitazioni pari a sei/sette volte il peso del corpo, come avviene per esempio in un salto.
E’ altresì vero che non vi è equilibrio fra la forza muscolare che si può raggiungere con l’allenamento specifico e la resistenza tendinea, in quanto il muscolo, al contrario del tendine, ha un elevato adattamento al lavoro fisico-atletico.
L’etiopatogenesi è prevalentemente da ricondurre ad una patologia da sovraccarico funzionale in cui il fattore meccanico da microtrauma ripetitivo ha un’azione determinante, soprattutto in ambito sportivo, ma non solo.
 
Fra i fattori estrinseci in causa ricordiamo gli errati o eccessivi carichi di lavoro, presidi di prevenzione non rispettati come il riscaldamento o il defaticamento pre e post allenamento, i materiali (attrezzi, terreni, calzature), i gesti eccessivamenti ripetitivi e con posture errate, il clima; fra i fattori intrinseci, il morfotipo del soggetto, i valori biologici e biochimici individuali, l’età intesa come invecchiamento tissutale.
 
Le tendinopatie si suddividono in: tendinopatie inserzionali, peritendiniti, peritendiniti con tendinosi, tendinosi, tenosinoviti, rotture.
In generale l’incidenza traumatica delle tendinopatie nello sport oscilla mediamente fra il 10 e 15 %, ma dipende ovviamente dal tipo e dal livello di pratica sportiva; la strutura tendinea interessata è peculiare della gestualità specifica di ogni sport.
 
La diagnosi si affida ad un minuzioso riscontro clinico e ad esami strumentali, in particolare all’ecografia e alla RMN, esami che possibilmente vanno ripetuti a intervalli scadenzati, con la stessa metodica di esecuzione e dallo stesso operatore. L’insieme dei rilievi clinici e strumentali consentono in associazione una formulazione diagnosica precisa e accurata.
 
Il trattamento è sicuramente chirurgico nelle rotture tendinee, mentre è preferibilmente conservativo nelle altre forme e comprende:
- Il riposo relativo (del distretto interessato) e sportivo
- La crioterapia locale
- La terapia medica anti-infiammatoria per via generale e con applicazioni locali
- La terapia fisica (ultrasuonoterapia, elettroterapia, laserterapia, tecarterapia, onde d'urto)
- I dispositivi di protezione (bendaggi funzionali, plantari, ecc.)
- La terapia riabilitativa (idroterapia, attività muscolare eccentrica, stretching)
 
Sono ovviamente da bandire le infiltrazioni locali intratendinee con preparati diversi (cortisonici e altri), ricorrendo in casi eccezionali ad infiltrazioni con prodotti non deposito in sede paratendinea.
L’insuccesso del trattamento conservativo soprattutto nelle forme tendinosiche e inserzionali ribelli agli schemi terapeutici attuati, se suffragati da un riscontro strumentale evidente consiglia la decisione chirurgica (pulizia tendinea, scarificazioni, plastica, ecc).