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Neurolisi nella Coxartrosi

 
La Coxartrosi grave, Non operabile
 
La localizzazione coxofemorale dell’osteoartrosi risulta essere una patologia frequente che determina elevati costi sociali.
L’impianto di artroprotesi di anca è il metodo chirurgico più comunemente utilizzato per il trattamento della coxalgia da coxartrosi, tuttavia l’intervento può essere controindicato per alcuni Pazienti anziani, obesi o con patologie concomitanti gravi.
 
Recentemente per ottenere il miglioramento della sintomatologia e per la determinazione dell’origine del dolore è stato proposto il blocco nervoso periferico del ramo articolare del nervo otturatorio e del nervo femorale.
 
Questo nuovo approccio terapeutico, definito Neurolisi, nasce da studi anatomici precisi.
L’innervazione sensitiva dell’anca comprende i rami articolari del nervo otturatorio, del nervo femorale, del nervo sciatico e dei nervi glutei.
I Pazienti con un dolore articolare dell’anca lamentano una irradiazione più frequentemente inguinale, trocanterica, glutea e/o in regione anteriore di coscia.
Comunemente il dolore in regione inguinale e anteriore di coscia origina dai rami articolari del nervo otturatorio, il dolore laterale, laterale, trocanterico, deriva principalmente dai rami articolari del nervo femorale mentre i rami articolari del nervo sciatico sono responsabili del dolore gluteo.
 
Neurolisi
La lesione con radiofrequenza percutanea dei rami sensitivi articolari dei nervi otturatorio e femorale risulta essere un valido trattamento per il dolore dell’anca ed è una procedura percutanea eseguibile in regime di day surgery.
La tecnica di denervazione dell’anca prevede una prima fase di blocco anestetico diagnostico dei rami sensitivi del nervo otturatorio e femorale, l’efficacia di tale blocco anestetico è ovviamente transitoria.
La termoneuroablazione è indicata, a distanza di almeno una settimana, se il test diagnostico risulta positivo.
 
La maggior parte dei Pazienti sottoposti a tale tecnica riporta un adeguato controllo del dolore senza alcuna complicanza grazie anche alla ridotta invasività della procedura, non sono invece immediati e certi i vantaggi funzionali nelle comuni attività della vita quotidiana (cammino, scale, ecc.) per il persistere del danno anatomico determinato dall’artrosi.
 
A seguito della terapia antalgica mini-invasiva può quindi essere utile un breve ciclo di kinesiterapia allo scopo di prevenire l’ulteriore degrado motorio-funzionale.
 
La coxalgia da malattia degenerativa è una condizione comunemente valutata in ambiente riabilitativo anche in Pazienti con multiple comorbidità per i quali l’impianto protesico non è di prima scelta e i farmaci convenzionali non sono sufficientemente efficaci.
 
La tecnica mini-invasiva descritta pare quindi essere una efficace opportunità da inserire in un più ampio e articolato progetto riabilitativo.
 

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